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La luce della notte - Un'avventura notturna nella profondità delle Alpi

Pubblicato: 8 settembre 2016

Questo articolo appare anche sul blog.

Mr.P., fotografo, divulgatore e molto altro (lo trovate su pierluigigiacobazzi.com) è una persona che non esita a incamminarsi nel cuore della notte con zaino e attrezzatura fotografica in spalla per immortalare il cielo stellato e i fenomeni celesti dai luoghi più spettacolari e solitari. Questa estate ho avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo meglio e poterlo accompagnare in una “spedizione notturna” sulle Alpi. Gli ho proposto il Lago francese Forèant, che ho visitato più volte di giorno e che è raggiungibile a piedi lungo un tragitto piuttosto semplice. Il tragitto dura una quarantina di minuti. Una quarantina di minuti lungo sentieri serpeggianti, alla luce delle torce…

Partiamo al crepuscolo, zaini in spalla e un termos di tè caldo, per rimanere fuori l’intera nottata.

Prima di scendere verso la sponda del lago, ci fermiamo nel punto più alto del sentiero, sul Col Vieux, prima che incominci la discesa. Siamo a 2800 metri. Il lago lontano non ha l’aspetto d’uno specchio d’acqua. È biancastro, sembra quasi… neve. Una macchia di neve alpina nell’oscurità.

Qua in cima, mentre Pier scatta alcuni panorami, mi sdraio a pancia in su sul terreno.

Non credo di aver mai visto uno spettacolo simile. Non è questa la montagna a cui sono abituata. Non è questo il cielo delle Alpi a cui sono abituata – quello della notte prima, sul piazzale del rifugio. È qualcosa di più.

Vicino a me non c’è la mia automobile; non c’è la sagoma buia e rassicurante del rifugio. Nel piazzale del rifugio ci sono gli altri astrofili, le luci semi-schermate dei display dei pc, i loro telescopi e il tenue ronzare dei motori che seguono l’oggetto che stanno fotografando. Ci sono le loro voci e i loro scherzi.

In questo momento è tutto diverso. Il cielo sembra letteralmente piombarmi addosso nella sua vastità. Da ogni lato dell’orizzonte. Lo zenit è vertiginoso. Attorno a me c’è un cerchio nero dato dai profili delle montagne. È un cielo che non è spezzato da nulla di umano.

È una sera limpidissima e senza vento, addirittura tiepida. Sono sdraiata con il giubbotto slacciato e senza sciarpa. La Via Lattea si sviluppa immensa e… tridimensionale. La sua tridimensionalità (perchè così è – è la proiezione del disco galattico, i bracci a spirale sovrapposti tra loro…) sembra davvero evidente. È gonfia verso il centro galattico, alta allo zenit e più tenue all’altro lato dell’orizzonte, guardando fuori nel resto dell’Universo.


La coda dello Scorpione distorta: Saturno, Marte, Antares. Credit: Pierluigu Giacobazzi.


Credit: Pierluigu Giacobazzi.

Osservo qualche minuto con il binocolo: mi muovo lungo la Via Lattea, partendo dal Sagittario e dallo Scorpione. Osservo gli ammassi globulari M4 ed M22, le grandi nebulose Laguna, Trifida e Omega; l’ammasso M24. Mi sposto nella Lira e credo di vedere la nebulosa Anello. Ma poi poso il binocolo sul mio ventre. E osservo semplicemente il cielo ad occhio nudo. Sono sicura di vedere l’ammasso dell’Ercole, M13. Improvvisamente, questa notte non voglio usare nient’altro che l’occhio nudo.

Ho gli occhi così spalancati che ad un certo punto, muovendomi, mi entra copiosa della sabbia negli occhi – sabbia che devo aver raccolto in un lembo del cappuccio.

– Va tutto bene laggiù? – Sento la voce di Mr.P., che più lontano si muove silenzioso nel buio per immortalare i suoi panorami stellati.

– Non molto a dire il vero… – Mi raggiunge ed è la prima di alcune piccole disavventure di quella nottata e di occasioni per farci assieme delle belle risate.

In piedi, mentre scatta le ultime fotografie, parliamo della mitologia del cielo. L’Orsa Minore e l’Orsa Maggiore ci stanno davanti. Mi racconta di Artemide e della ninfa Callisto, dell’ira di Era che la scaglia nel cielo (in una delle versioni dei labirintici miti greci). L’orsa Callisto non potrà mai posarsi sull’acqua, ma sarà costretta a ruotare lungo un arco circumpolare.

Parliamo della mitologia cinese – degli innamorati Zhinü e Niulang, impressi nelle stelle Vega e Altair, separati dal fiume invalicabile della Via Lattea. Questo mito è stato trasmesso e assimilato anche in Giappone ed è ora una festività, Tanabata (七夕, settima notte), una sorta di festa per gli innamorati.

I nostri antenati, da ogni parte del mondo, sapevano come si muoveva il cielo… Il loro legame col buio doveva essere simile a quello che percepiamo noi due, di sfuggita, in quel momento.

Riaccendiamo le luci bianche per percorrere l’ultimo tratto del sentiero. I ragni si disperdono al nostro passaggio. La terra è viva di animali. C’è tanta piccola vita di notte.


Io sulla sponda... Grazie per questo ritratto. Credit: Pierluigu Giacobazzi.


Zoom... ho modificato un poco i contrasti. Credit: Pierluigu Giacobazzi.

Il lago Foréant ha una forma circolare ed è formato dall’acqua dei ghiacciai. L’acqua che scende dal versante roccioso nutre il lago e poi fuoriesce dalla parte opposta, ritrasformandosi in un piccolo ruscello. Il versante opposto a noi è irraggiungibile perchè si trova sotto la ripida parete della Taillante. La Taillante… un’immensa sagoma scura che ci sovrasta. Sopra di essa, brillano le costellazioni del Perseo, e sopra ancora Cassiopea… si riflettono perfettamente nel lago. Per vedere le stelle riflesse di Cassiopea devo addirittura sporgermi oltre la riva.

L’arrivo al lago è occasione di altre piccole gaffe e risate: di notte il paesaggio, che di giorno ci è famigliare, si trasforma completamente… Non trovo l’acqua! L’acqua immobile, nella prima parte del lago, sembra quasi non esserci. Appare quando, allungando la mano, vado a formare un’onda circolare che si allarga sempre più.

Questo lago, abitato da vari pesci (leggiamo in francese su uno dei cartelli -la trota “rario” e “arc du ciel”, il salmerino alpino e di lago…), fa parte di un’area protetta. Come recita un altro cartello “le rive del torrente Bouchouse e dei laghi Foréant, Baricle e Egorgéon oscpitano specie animali e vegetali rare e discrete, sopravvissute alle ultime grandi glaciazioni.” Una cordicella delimita alcuni tratti della sponda e impedisce l’accesso al piccolo delta, ma è comunque possibile, a qualche metro di distanza, percorrere metà del perimetro del lago, quella che frontaggia la parete vertiginosa della Taillante. In alcuni punti invece la riva è liberamente raggiungibile.

La notte ha la sua luce

È vero: nel buio più profondo delle montagne, in una notte di luna nuova… appare con un’evidenza quasi disarmante come il cielo possegga una sua luce. Le stelle, la Via Lattea, i pianeti… illuminano.

Tutto ciò è completamente scomparso nelle città, ma il cielo, quando davvero non rimane altro che il cielo, non è mai realmente buio. Oltre le stelle più brillanti, emerge piano una matrice luminescente, granulosa, quasi impercettibile… le stelle più lontane che il nostro occhio non può risolvere. Le galassie più lontane, le nebulose. Il cielo ha -visivamente- come un più profondo ed estremamente più tenue strato luminoso.

E questa stellata, semplicemente, questa Via Lattea e quest’aria cristallina, fanno sì che i nostri occhi non siano ciechi, che il paesaggio si inizi a distinguere.

Eccole ancora, le Orse e il Drago, che si attorcigliano.

Il timone del Grande Carro sembra seguire il profilo di un monte. La coppa si abbassa verso l’acqua, senza raggiungerla mai, perchè con il passare dei minuti, delle ore, risale. Eccola lì, Callisto sull’acqua.

La notte scorre lieve. Parliamo di Uomo e Natura. Dall’altra parte del lago, ai due lati della sagoma scura che deve essere il Pan di Zucchero, brillano Fomalhaut e le stelle dell Balena. Anch’esse si riflettono nel lago.


Fomalhaut. Credit: Pierluigu Giacobazzi.

Riaccendiamo le luci bianche e ci incamminiamo di nuovo verso il rifugio, con le gambe stremate dalla fatica.

Ho capito cosa fa Mr.P – il suo mondo notturno e solitario. Le sue avventure in ogni parte del globo. È un mondo completamente differente da quello diurno, e richiede coscienza e sangue freddo. Ma non c’è nulla di pericoloso in questo tipo di notte. Non c’è nulla di cattivo in agguato. Certo, ci sono gli animali, ma gli animali non sono cattivi. Ci sono i tuoi passi, e se sei solo, immagino, possono risultare assordanti e farti battere il cuore fortissimo. So che è un’esperienza che vorrei rifare. Sono astrofila: la notte la sento mia.

Torniamo al rifugio alle 5 del mattino – siamo stati fuori sette ore.

Mi ha molto meravigliato – e Mr.P. me lo ha fatto notare da come tendevo a ripeterlo spesso durante il tragitto – quanto il paesaggio e il sentiero apparissero completamente trasformati col buio. Ero andata a quel lago più volte, e il giorno stesso, addirittura, avevo percorso prima del tramonto quel preciso sentiero – andata e ritorno – per evitare che ci perdessimo durante la nostra spedizione notturna.

Queste sono alcune immagini che ho scattato il pomeriggio del giorno prima, e poi quella sera, quando il sole era quasi al tramonto.

Come il paesaggio si trasforma…


La Taillante. La montagna più bella che ci sia in questa zona... Credit: Alessia Rabaioli.


Lac Foréant. Credit: Alessia Rabaioli.


Verso il tramonto. Credit: Alessia Rabaioli.


Verso il tramonto. Credit: Alessia Rabaioli.


Gli erifori, i "cotonini", contro la luce del tramonto. Credit: Alessia Rabaioli.

Grazie Mr.P., profondamente, per questa avventura unica.

Credit: Alessia Rabaioli - alexstargazing.net