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Luglio all'Altopiano del Nivolet: la Via Lattea e le nebulose del cielo estivo, i Pilastri della Creazione

Author: Alessia Rabaioli
Published: July 20 2015

Ci si è ritrovati di nuovo al Colle del Nivolet. Il tragitto, che si addentra nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e serpeggia tra i laghi di Serrù e Agnel, è ormai famigliare. Questi due laghi artificiali (il lago Serrù è caratterizzato da una diga imponente, lungo la quale il vento è spesso molto forte) offrono una visione particolarissima dall'alto data dai loro colori nettamente diversi: azzurro intenso il Serrù, e blu scuro il lago Agnel.

Tutta questa parte del parco, se guardate su una mappa, è macchiata da laghi alpini più o meno grandi. Bellissimo è il Rosset, ormai anche lui una meta di tranquille passeggiate diurne.

Ho ritrovato un astrofilo, Luca, che avevo incontrato ben più di due anni fa sugli Appennini, e che possiede un telescopio dobsoniano di 760 mm (30 in), nonchè diversi strepitosi oculari wide-field. Ricordavo ancora benissimo quella notte, e quello strumento incredibile: mi aveva mostrato M81 e M82, M3, M51. Sembrava di osservare attraverso una vetrata. M3 era... tentacolare, come un anemone. M51 di una bellezza sconvolgente. Ma al di là di questo, è stato piacevolissimo ripresentarsi come si deve e fare quattro chiacchiere.

Abbiamo osservatao venerdì notte, 10 luglio. La nottata è stata tiepida e secca, senza un filo di umidità: non ho sentito neanche per un istante il bisogno di fare pause per la stanchezza o per il freddo. È stata una notte breve, con 2 ore e mezza di buio effettivo: la Luna sorgeva alle 2.20. Prima di lei, sono sorte le Pleadi... Poi la sola luce bianca della Luna ha iniziato a risplendere oltre il profilo delle montagne, come un'alba surreale e fredda.

Ho osservato soltanto - ma molto a lungo e attantemente - le nebulose che si concatenano ai bracci della Via Lattea estiva - le grandi regioni di M8, M16, M17... Ho utlizzato un filtro OIII. Non percepivo più lo scorrere del tempo: cercavo di capire se riuscissi a scorgere, con il mio telescopio di dimensioni modeste, le nebulosità oscure nel cuore della Nebulosa Aquila, quanto meno nelle loro forma d'insieme. Per questo ho stampato alcuni ingrandimenti dell'area, per aiutarmi tramite le stelle a definire i contorni delle formazioni scure e concentrare l'attenzione. Star-hopping all'interno di una nebulosa! Non so... non so se le ho scorte davvero (riproverò una prossima notte), ma... Ma alla fine sono andata a chiedere a Luca se potevo dare uno suardo alla Nebulosa Aquila dal suo strumento.

Ho usato un oculare da 17mm con OIII: i tre Pilastri si stagliavano precisi sul chiarore della nebulosa, più evidenti della nebulosa stessa (!), ora che sapevo dove fissare l'attenzione. La sagoma del pilastro centrale in particolare era molto netta, e si poteva percepire la realtà di queste formazioni! Ma non solo: anche l'altra grande prominenza di nebulosità oscura conosciuta come "stellar spire" si estendeva chiaramente lungo la zona luminosa, diretta verso il suo centro.

Personalmente trovo emozionante poter osservare coi miei occhi un oggetto di questo tipo, sapendo anche il livello di dettaglio con cui appare nelle immagini riprese da Hubble. Molti astrofili non amano riferirsi alle immagini delle sonde o dei grandi telescopi, per ragioni che capisco, ma secondo me più si è consapevoli di cosa si sta guardando (a livello di conoscenza astrofisica), più l'osservazione si arricchisce di suggestione e stimoli emozionali e intellettuali: se ami il cielo lo vuoi conoscere, a tutte le lunghezze d'onda, visibili o invisibili all'occhio umano.

Questa è una ripresa composita dell'Europen Southern Observatory: mi piace particolarmente perchè mostra l'intera Aquila e ha una delicatezza estetica tutta sua:

Eagle Nebula, La Silla Observatory, credit: ESO.

M16 è una nebulosa ad emissione, ovvero una regione, associata a stelle di classe O e B, in cui l'ossigeno e l'idrogeno sono ionizzati dalla radiazione ultravioletta emessa da queste stelle. I globuli scuri sono zone in cui il gas nebulare è maggiormente denso: le forme allungate che assumono nel cuore della Nebulosa Aquila sono causate dai venti stellari, che le modella e le "innalza" come torri.

Stellar spire, credit: : NASA, ESA, and The Hubble Heritage Team STScI/AURA.

Stellar spire, dettaglio, credit: : NASA, ESA, and The Hubble Heritage Team STScI/AURA.

Quando siamo tornati alla tenda erano passate le 5 del mattino. Trovandoci (una novità) a dormire verso Ceresole Reale, abbiamo dovuto ridiscendere i tornanti al buio. La Luna ormai era alta e le luminarie della diga del Serrù mostravano il lago sfernzato e increspato dal vento. Lungo la strada abbiamo anche incontrato un cucciolo di volpe, i cui genitori scendevano i tornanti poco più lontano. Le volpi, protette in questa riserva, hanno un aspetto sano e bello. Sono animali che mi incantano (e la loro presenza massiccia nel folklore di molti popoli mi dice che non è solo un'impressione personale).

Il giorno dopo, prima di riprendere il viaggio verso casa, ci siamo goduti un pranzo a base di polenta e selvaggina al rifugio Savoia e una passeggiata al Pian Rosset. Purtroppo non sono riuscita a chiudere occhio e ne sentivo le conseguenze. L'aria di montagna era sensibilmente pulita e buona da respirare, i colori del paesaggio vividi e freschi.

Qui ci sono alcune fotografie, ma molte del Colle del Nivolet sono già presenti in report passati:

Alle porte della notte, trovare un (bel!) cappotto da montagna dopo aver scordato il proprio non è facile.


Il Colle è meta di numerosi motociclisti per i suoi 2612 m, i tornanti sinuosi e il panorama mozzafiato. Per non parlare della polenta concia preparata al rifugio.


Il limpidissimo lago Rosset il giorno dopo.

Qui il link all'album.